Gli studenti del Triennio in Fashion Design di NABA hanno realizzato dei capi unici ed esclusivi che saranno in mostra il 10 luglio nella prestigiosa sede di Via Darwin 20. Il linguaggio che ne emerge risulta variegato, non riconducibile a un unico stile, ma specchio autentico della complessità attuale e della personalità di ogni studente comunicando energia e il massimo della luminosità per stupire tutti gli appassionati del mondo della moda. In questa serata speciale, in passerella anche oltre 20 outfit degli studenti della Tsinghua University, una delle più prestigiose università cinesi con cui NABA collabora da anni.

La serata sarà inaugurata dalle ore 20:30 con la mostra di oltre 90 outfit e proseguirà con la sfilata alle ore 21:30.

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LIUBA POPOVA,
giornalista

“STARDUST”, o “POLVERE DI STELLE”
La prima associazione che mi fa venire in men-te la parola “Stardust” è una scena del musical “Ziegfeld Girl” del 1941, uno dei più sfarzosi di Hollywood, con la scenografia a scale che salgono verso il cielo, e le più belle star del cinema americano, Hedy Lamarr, Lana Turner e Judy Garland nei loro costumi in tulle e chiffon, chiari e leggeri come nuvole, cosparse di stelle scintillanti. Il brano musicale della scena era “You stepped Out of a Dream ”, “Sei uscita da un sogno”. Ecco, le bellezze ricoperte di stelle come creature fantastiche sono apparse come in un sogno, scintillanti di gioia e felicità, mentre il mondo sprofondava nel buio sotto le bombe della II Guerra mondiale.
È stato un sogno di bellezza e felicità anche per Valentino Garavani. In un’intervista il grande couturier parlava dello stesso film “Ziegfeld Girl”:
“Per me, un ragazzo tredicenne, vedere tale bellezza – penso che da quel momento io decisi che volevo creare abiti per le donne ”.
E che donne! Valentino vestiva le vere star, donne di grande personalità che lui sapeva rendere quanto più belle, mentre detestava la volgarità delle “starlette”, che scompaiono rapidamente nel buio dell’oblio. I suoi abiti erano sempre donanti, femminili, che facevano sognare.
Le immagini delle stelle rappresentano metaforicamente ciò che sta al di sopra del terreno, del consueto, un sogno, un desiderio, lontano dalla mera esistenza materiale:

“Forse s’avess’io l’ale/ da volar su le nubi,/ e noverar le stelle ad una ad una…” Sono i versi di Giacomo Leopardi, a esprimere il fascino delle stelle.

Le stelle sono le guide dei temerari navigatori ed esploratori che si avventurano negli spazi sconosciuti:
“…e la notte bagnata ci toglie la visione del cielo, …”
“Siamo deviati dalla rotta, erriamo sulle cieche onde.
… Così per tre giorni
nel cieco chiarore siamo persi per il mare, le notti sono senza stelle.”
(Virgilio, Eneide, III, vv. 192-208)

Non potere vedere le stelle-guida metaforicamente può significare perdersi, smarrire se stessi, non riuscire a realizzare un progetto di vita. È per questo che dai tempi dei sumeri l’umanità scruta i cieli per divinare il proprio destino attraverso lo studio dei movimenti degli astri.
Gli eventi storici più importanti vengono associati a stelle e comete: quella della nascita di Gesù intesa come annuncio di una nuova era, il primo volo nello spazio stellare nel 1961 segna l’inizio di una svolta radicale nella società, nella tecnologia, e anche nella moda, che diventa “spaziale ”e moderna, e da allora ad oggi ispira il nostro modo di vestire.
Ma le stelle, così come talvolta i sogni, possono anche ingannare: le scie delle comete, polveri delle stelle, viste dalla terra, ci appaiono come  miriadi di minerali scintillanti, mentre in realtà non sono che acqua ghiacciata! Ma, purché luccichino, che siano diamanti, o cristalli Swarovski, fanno subito festa e allegria!

Citazioni
Giacomo Leopardi dal Canto Notturno di un pastore errante dell’Asia, 1829-1830 p.186 “I canti di Giacomo Leopardi”,
Casa editrice Dottor Francesco Vallardi, Milano, 1912.

Virgilio, Eneide, III, vv. 192-208  (trad it. di Enzo Cetrangolo)

CARLINI,
critico cinematografico

I film stanno cambiando abito.
In via di dismissione la pellicola, supporto materiale odoroso che permette di toccare i film illudendosi di possederli, le storie per il cinema si rivestono oggi della trasparenza immateriale dei files. Inevitabile. Un secolo è durato il dominio del nastro di celluloide che le storie le conteneva fisicamente davvero, belle, visibili, tante fotografie una di fila all’altra. Un abito degno per immaginifiche invenzioni della fantasia e avventure quotidiane strappalacrime.
Poi, nell’epoca del digitale, il corpo delle storie diventa preda di astratti algoritmi che lo denudano. Ma che vestito può essere quello che ingloba in un chip tutta la memoria del mondo?
Forse i film non si chiameranno più film, ma le storie raccontate da immagini in movimento continueranno ad esistere.
Certo che, come dice Riccardo operatore cinematografico e studente di NABA “i colori e la disposizione dei cristalli che formano l’emulsione del fotogramma hanno una qualità che nessun pixel riuscirà mai ad eguagliare

 

 

 

STEFANO DELLI VENERI,
illustratore

Tutti noi siamo fatti di polvere di stelle.
Ma qualcuno lo è ancora di più. Questo è quanto balza alla mente ammirando Stardust, il bodysuit-kimono creato da Kansai Yamamoto per il
David Bowie del periodo Ziggy. Riflessi stellari argentei sul nero profondo dello spazio. Forme e dimensioni aliene per un interprete che ha sempre incarnato il vero spirito della diversità e dell’avanguardia.
Un incontro fra visionari che ha generato qualcosa di unico e, davvero, stellare.

NICOLETTA MOROZZI,
area leader naba fashion design

Per dare il via alle riflessioni, alle ricerche e ai progetti degli studenti, è stato dato quest’anno il tema STAR+DUST.
Un tema che non vuole essere legato ad una iconografia precisa, ma lasciare al contrario largo spazio all’interpetazione.
Stelle, polvere, sistemi complessi e illimitati da cui ciascuno ha tratto la propria chiave di lettura e ha trovato la sua stella o il suo meteorite, a cui ha applicato un’estetica personale, una scelta di materiali.
Il linguaggio che ne emerge risulta quindi naturalmente variegato, non riconducibile a un unico stile, ma specchio autentico della complessità attuale e della personalità di ogni studente.

 

 

LIUBA POPOVA,
journalist

The first association that reminds me of the word “Stardust” is a scene from the 1941 musical “Ziegfeld Girl”, one of Hollywood’s most glitzy musicals, with set stairs leading up towards the sky and the most beautiful stars from American cinema, Hedy Lamarr, Lana Turner and Judy Garland in clear and light cloud-like costumes made from tulle and chiffon, sprinkled with twinkling stars. The song played during the scene is “You stepped Out of a Dream”. These stunning women covered in stars and resembling imaginary creatures appeared as in a dream, sparkling with joy and happiness, while the world plunged into the darkness of the Second World War bombings.
This was also a dream of beauty and happiness for Valentino Garavani. During an interview, the great couturier spoke of the same film “Ziegfeld Girl”: “For me, a boy of thirteen, seeing such beauty – I think that from that moment I decided that I wanted to create clothes for women”.
And what women! Valentino dressed the real stars, women with great personality that he knew how to make even more beautiful, while he detested the vulgarity of “starlets”, who quickly disappeared into the darkness of the oblivion. His garments were always flattering, feminine, to dream of.

Images of stars metaphorically represent what lies above the ground, the usual, a dream, a desire, far from mere material existence:

“Perhaps, if I had wings / to fly to the clouds / and number the stars one by one…” are the verses of Giacomo Leopardi voicing the charm of the stars.
Stars are the guides of daring navigators and explorers venturing into unknown spaces:
“…and the wet night takes the vision of heaven away from us,…”
“We have deviated from the route, wandering on blind waves.
…Thus for three days,
we have been lost at sea in the blind glimmer, the nights are without stars.”
(Virgilio, Eneide, III, vv. 192-208)

Being unable to see the guiding stars can metaphorically imply getting lost, losing oneself, being unable to achieve a project in life. It is for this reason that mankind has looked to the heavens since Sumerian times to foretell man’s destiny by studying of the movements of the stars. The most important historical events are associated with stars and comets: that of the birth of Jesus intended as the announcement of a new era, the first mission into outer space in 1961 marking the beginning of a radical change in society, technology, and also in fashion, becoming “spatial ” and modern, inspiring our way of dressing since then until now.

But stars, just like dreams at times, can also deceive: comet trails, star dust, seen from the Earth, appear to us as myriads of glittering minerals, while being in actual fact nothing more than frozen water! But, whether diamonds or Swarovski crystals, when they shine, they immediately evoke celebrations and merriment!

Quotes
Giacomo Leopardi from Canto Notturno [Nocturnal Songs] of a wandering shepherd from Asia, 1829-1830) p. 186 “I canti di Giacomo Leopardi” [Songs of Giacomo Leopardi],
publisher Dottor Francesco Vallardi, Milan, 1912.

Virgilio, Eneide, III, vv. 192-208
(translated into Italian by Enzo Cetrangolo)

 

BENEDETTA BARZINI,
giornalista

Stardust, Moda e Fotografia.
Stardust è maschile.
Quando il genere maschile avrà trovato la forza per scavare finchè non ritrovi le parti mancante del suo genere, rimane pulviscolo incompiuto.
Moda riguarda la capacità degli indumenti di nascondere la persona rivelandone solo un altro-da-sé.
La Fotografia di Moda serve per fissare il folle pensiero maschile rivolto all’idea di femminile. La preda donna è posta a suo servizio.
Così è nella stampa che riporta i trend del momento. Così è finchè le donne si mantengono nel silenzio. Ma così non è nelle pubblicazioni che hanno rispetto per questa disciplina. Portano un punto di vista rispettoso, dignitoso e davvero innovativo, moderno, in linea con la difficile ricerca di autenticità.
Ma queste pubblicazioni non vengono ideate in Italia.

CARLINI,
Film critic and screenwriter

Films are changing dress.
As motion picture film stock, the palpable odorous medium which conveys an illusion of being owned by its holder, rapidly becomes obsolete, cinema stories are now dressed in intangible transparent files. The inevitable. The domination of celluloid film stock, which physically contained beautiful, visible stories, a series of photographs one after the other, lasted for a century. A dress worthy of fanciful imaginative inventions and daily tear-jerking adventures.
Then, with the digital era, the essence of stories became the prey of abstract algorithms striping it bear. But what dress can incorporate the world’s entire memory in a chip?
Perhaps films will no longer be called films, but stories told through motion pictures will continue to exist. Without a doubt, as commented by Riccardo, film projectionist and NABA student “the colours and make-up of the crystals forming film emulsion frames are of a quality that no pixel will ever be able to match

LORENZA PIGNATTI,
storica dell’arte e critico dei media

Stardust. Come declinare questa parola in ambito visivo? David Bowie, il glam rock e lo star system sono i riferimenti immediati, ma ad un’analisi più approfondita altri autori possono essere chiamati in causa. David Lynch con la sua visionaria filmografia ci suggerisce quanto la luce (delle stelle) necessiti delle tenebre per poter meglio risplendere. Lynch seduce e depista lo spettatore con modalità narrative che ricordano il nastro di Moebius.
Una figura composta da una sola superficie, che ha un solo lato e che non ammette le tradizionali distinzioni tra interno ed esterno, tra alto e basso.
Dopo aver percorso la sua superficie si torna infatti sempre al punto di partenza, come accade in molti film di Lynch dove la fine coincide con il principio. Il nastro di Moebius era stato scelto anche Mariko Mori per la scenografia di Madame Butterfly messa in scena alla Fenice di Venezia lo scorso anno.
Il suo simbolismo rappresentava perfettamente la dualità di quell’opera in cui dialogano Oriente e Occidente, amore e morte, guerra e pace, così come nelle opere dell’artista giapponese santuari shintoisti assumono connotazioni cyberpunk, il passato si contamina con il futuro tra spiritualità, moda e feticci high tech. La polvere di stelle può quindi svelare aspetti inesplorati della realtà, le cui apparenze non sono altro che le proiezioni del nostro immaginario.
E dei nostri desideri più nascosti.

STEFANO DELLI VENERI,
illustrator

We are all made of star dust.
But some more than others. This is what springs to mind when admiring Stardust, the bodysuit-kimono created by Kansai Yamamoto for David Bowie during the Ziggy period.
Silvery stars reflected on the deep black of space. Alien shapes and sizes for a performer who has always embodied the true spirit of diversity and avant-garde. A meeting of visionaries who have generated something unique and truly exceptional.

NICOLETTA MOROZZI,
area leader naba fashion design

STAR/DUST was the theme devised this year to stimulate reflections, research and to inspire student projects.
A theme which was not intended to be closely related to a precise iconography, but which leaves ample space for interpretation.
Stars, dust, complex and unlimited systems interpreted in a personal way by each individual, defining their own star or meteorite, to which personal aesthetics – choices of materials, reference scenarios for shooting, or narratives of fashion – were applied.
The emerging language is therefore naturally variegated, without being attributable to a single style, and a true reflection of current complexities and the personalities of each student.

 

 

BENEDETTA BARZINI,
journalist

Stardust, Fashion and Photography.
Stardust is masculine.
By the time the male genus has found the strength to dig until it finds the missing parts of its genus, fine unfinished dust will be left.
Fashion relates to the ability of garments to hide the person, revealing only another self.
Fashion photography is used to secure the absurd male perception of women. Female prey placed at his service.
As portrayed in prints exhibiting current trends. As portrayed, as long as women remain in silence.
But not in the publications respecting this discipline. These manifest a point of view that is respectful, dignified and extremely innovative, modern, in line with the arduous search for authenticity.
But these publications are not designed in Italy.

 

LORENZA PIGNATTI,
Art Historian and Media Critic

Stardust.
How can this word be expressed visually? David Bowie, glam rock and the star system are immediate references, but through a more in-depth analysis other artists can be singled out.
David Lynch with his visionary filmography suggests how the light (of the stars) needs darkness in order to shine brighter. Lynch seduces and diverts spectators with a way of narrating that recalls the Moebius strip.
A figure consisting in a single surface, which has only one side, which does not allow for traditional distinctions between the inside and outside, between the side and bottom.
Moving along its surface, in fact, you always return to the point of departure, as occurs in many of Lynch’s film, where the end coincides with the beginning.
The Moebius strip was also chosen by Mariko Mori for the Madame Butterfly set staged at the Teatro La Fenice in Venice last year.
Its symbolism perfectly represented the duality of that opera in which East and West, love and death, war and peace dialogue, just as how Shinto shrines assume cyberpunk connotations in the works of the Japanese artist, the past is contaminated with the future between spirituality, fashion and high-tech fetishes.
Star dust can therefore reveal unexplored aspects of reality, whose appearance is nothing more than projections of our imagination.
And of our deepest desires.

 

MARCELLO MALOBERTI,
artista visivo / visual artist

Bang! Bang!
Performance, Rotonda della Besana, Milano, 2008.
Courtesy of the artist and Galleria Raffaella Cortese.

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